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Fascicolo di Filemone e Bauci, le persone comuni, con un tavolo e due sedie disegnati a matita

I personaggi

Filemone
e Bauci

Le persone comuni

Gli dèi cercarono ospitalità in mille case;
mille porte rimasero chiuse.
Una sola li accolse.
[…]

«Ditemi, vecchio giusto,
e tu, donna degna di un marito giusto,
che cosa desiderate.»

Filemone scambia poche parole con Bauci,
poi espone agli dèi il loro desiderio comune:
«[…] custodire la nostra casa.»

Ovidio racconta Filemone e Bauci
Metamorfosi, VIII, passi dai vv. 628–708
Adattamento dal latino, passi accostati

Dal mito al presente

Filemone e Bauci aprono la porta. Hanno poco, ma quel poco basta per accogliere qualcuno. Quando possono chiedere una ricompensa, si consultano: il desiderio è comune, come la vita che hanno costruito.

In Sudditi digitali sono le persone comuni. Lavorano, hanno una famiglia, cercano di capire con gli strumenti che hanno.

Le loro domande nascono dall’esperienza: un servizio incomprensibile, una decisione senza spiegazioni, un diritto che sulla carta esiste ma che non sanno come far valere.

Quanto vale una garanzia se, per usarla, bisogna essere esperti?

Negli undici dialoghi di ispirazione platonica del libro, Filemone e Bauci chiedono a tecnici e governanti di misurare le proprie risposte sulla vita delle persone. La sovranità cognitiva comincia anche da qui: poter capire ciò che ci riguarda e avere voce nelle decisioni.

«Siamo persone normali.
Lavoriamo, abbiamo una famiglia,
cerchiamo di capire
con gli strumenti che abbiamo.

Se non potete spiegarcelo,
non è chiaro.
Se non ci protegge,
non è giusto.

Siamo la vostra misura.»